FOTOGRAFIA SMART

 

smartphoneSmartphone, smartwatch, smartpad, tablet; termini che ormai non rappresentano più i semplici dispositivi tecnologici che hanno fatto breccia in poco tempo nella nostra vita ma una estensione irrinunciabile dell’uomo moderno, uomo che oggi scatta e scatta. Tutto è diventato oggetto e soggetto della fotografia, indistintamente dall’importanza e dalla qualità. Paesaggi, fiori, gatti e uccelli, passando per gli ultimi acquisti fatti nelle boutique e per i tanto famigerati selfie; tutto diviene social, smart, condivisibile col web in tutte le sue più varie forme e piattaforme. Da Instagram a Twitter, da Facebook a G+, non importa quale sia il software, l’importante è condividere tutto, mettere a disposizione del mondo tutto quello che facciamo durante la giornata. Questo inquietante aspetto, non ha ripercussioni solamente dal punto di vista sociale ma, e parlo da fotografo amatoriale, anche sul mondo della fotografia e sulla qualità di quest’ultimo.

 

Ormai si scatta con qualsiasi cosa, con qualsiasi dispositivo, dalle reflex, c2012-student-energy-0323alle mirroless, alle compatte finendo con cellulari e tablet. È innegabile ormai che l’aumento della possibilità di scattare è inversamente proporzionale alla qualità della foto, tenendo ben presente che con la parola “qualità” non si deve intendere solo la definizione o la risoluzione di una foto ma di tutte quelle caratteristiche rendono uno scatto una fotografia vera e propria e per definire questo concetto voglio partire da un pensiero che ho sempre ritenuto come asse principale del mio modo di fotografare, ossia il rappresentare quello che ci capita e ci circonda. Alla luce di questo pensiero potrebbe essere naturale pensare che il modo in cui si è evoluta la fotografia oggi, tra selfie e piatti di prosciutto agli apertivi, sia naturale dovendo documentare l’esperienza dell’uomo in un mondo in cui la velocità della vita aumenta ogni giorno e le persone sono sempre alla ricerca di nuove esperienza di condividere con la propria realtà virtuale.

 

 

Purtroppo il fotografare qualsiasi cosa, ripetutamente e senza nessuna aperitivo1cura non vuol dire necessariamente documentare la propria vita ma il più delle volte, semplicemente, riempire il web, i social e di conseguenza la vita degli altri di foto insulse, inutili, fatte male e così piene di filtri da non riuscire più a distinguere il soggetto della fotografia. In questo panorama desolante però la colpa non è dei cellulari, almeno non completamente, la cui unica responsabilità non riconducibile alla persona è quella di consentire la condivisione immediata della foto appena fatta su decine di piattaforme diverse, buttandola in pasto a migliaia di persone senza nessun giudizio critico da parte di chi l’ha scattata. Lo strumento ha importanza relativa, tant’è che anche con reflex costose si fanno fotografie brutte, ed il web ne è pieno. Resta però importante la distinzione da fare tra i vari strumenti tecnologici, i quali possono dare ottimi risultati a patto che vengano usati per scopi consoni alle loro caratteristiche tecniche

Purtroppo il mondo ha preso una piega strana, soprattutto nell’ultimo decennio, dove l’unione di social e smartphone si è fatta indissolubile con tutto quello che, di positivo e negativo, ne consegue. Immediatezza contro lentezza, quantità contro qualità, azione contro astrazione; questo è il mondo d’oggi in cui la fotografia viene considerata comunque una forma di comunicazione a tuttotondo e non un semplice sguardo alla realtà. D’altronde la libertà individuale di raccontare una storia è un diritto che non può essere concesso solo ai reporter professionisti dotati di attrezzatura costosa ma è una realtà innegabile che questa possibilità oggi è concessa a tutti colori che hanno un qualsiasi cellulare in grado di fare foto. Quando una possibilità però viene concessa a tutti senza filtri di sorta c’è sempre un prezzo da pagare; in questo caso il prezzo lo paga la fotografia e la sua qualità che inevitabilmente si abbassa avendo perso i necessari filtri di controllo fino a pochi anni fa davano maggiore certezza che il contenuto avesse, quantomeno, uno standard minimo in termini di senso dei contenuti. Quando si fotografa si fissa per sempre un momento, un soggetto, una situazione, un attimo che non tornerà mai più uguale a se stesso ed al giorno d’oggi, dove la quantità è più importante della qualità, sempre meno cose sono meritevoli di essere ricordate.