Incontro con Amedeo Novelli

Nel corso della mia esperienza fotografica mi sono progressivamente convinto che la formazione di un fotografo, soprattutto se un semplice amatore, debba partire dallo studio e dal confronto con il mondo della fotografia, con coloro che ci lavorano, con chi ci è stato prima di loro, con chi è riuscito a proporre qualcosa di nuovo e diverso. Così come è mia abitudine ormai, quando c’è un evento in programma il fine settimana, mi faccio qualche centinaio di chilometri in macchina per partecipare a workshop, touch&try o incontri formativi. Tutte esperienze che permettono di restar aggiornati sia sul lato tecnico, che non fa mai male, ma soprattutto permettono di incontrarsi e parlare vis à vis con colleghi, amici e professionisti del settore. Questa volta è toccato ad Amedeo Novelli, fotografo internazionale che ha lavorato e lavora
con molte aziende, e il suo concetto di ritratto creativo in occasione del Sony Day durante il quale si è potuto provare nel campo della ritrattistica posata le mirroless Sony ed in particolare le A7RII, A7SII e la A7II. Al di la della prova tecnica delle attrezzature l’incontro è stato interessante proprio per aver fatto una vera e propria chiacchierata con Amedeo sulla sua concezione odierna del mondo della fotografia. Un mondo che oggi vede, purtroppo, sempre più attenzione alla tecnica ed all’ultimo ritrovato tecnologico piuttosto che alla conoscenza effettiva del perchè si fa fotografia, del come si fa fotografia e del capire i veri motivi delle opere o degli stili venuti alla luce dal lavoro dei nomi più famosi di questo modo. Non basta fare una fotografia in bianco e nero ed aggiungere un po di grana per essere il nuovo Bresson. Non basta cambiare a casaccio le impostazioni della macchina per sentirsi Mario Giacomelli che scattava senza porsi problemi di tempi e diaframmi e non basta fotografare sciocchezze in giro per il mondo per avere lo stesso successo e spirito ironico di Elliot Erwitt. Come d’altronde non basta fotografare qualche sedere per poter emulare Helmut Newton….

Ma tornando a noi devo confessare che di questo incontro due cose mi hanno colpito profondamente, due riflessioni che possono anche sembrare ovvie ma che danno da pensare. La prima riguarda i fotoamatori che citando Amedeo “Comprano obiettivi da migliaia di euro fatti apposta per non vignettare e poi ci mettono la vignettatura in photoshop…”; ed effettivamente ormai il mondo della fotografia popolato per lo più da fotoamatori è fatto di megapixel, di sfocati selvaggi, di vignettature posticce e di filtri preimpostati che possono risultare “fighi” per i selfie su instagram ma che molto poco hanno a che fare con la vera fotografia. La seconda invece riguarda i professionisti e sempre interpretando Amedeo “la fotografia da reportage deve rispettare le persone, deve rispettare la loro dignità, defotografivi entrare nelle vite e raccontare delle storie ma rispettando gli esseri umani, se non puoi fare questo il reportage non lo fai, torni a casa e basta”. Un mondo dello “scoop ad ogni costo” dove l’importante è portare a casa il servizio, indipendentemente che sia un reportage su una tematica seria oppure semplice gossip da due soldi. Fare lo scatto e venderlo nel giro di poche ore o addirittura, come nel mondo dello sport, nel giro di pochi minuti. Quattro minuti e mezzo, questa è la media nel mondo del calcio, ovviamente per le occasioni importanti, del tempo che passa dall’istante in cui lo scatto viene materialmente fatto a quando viene venduto. Il fotografo a bordo campo scatta, la foto arriva via wi-fi all’editor in tribuna che corregge la foto, ritaglia qua e la e la vende.

Esattamente l’opposto di quanto poco tempo fa mi è capitato di leggere nel libro “Entre Vues” e nello specifico nell’intervista realizzata da Frank Horvat a Mario Giacomelli che dice “Una volta ho vinto un apparecchio di piccolo formato, in un concorso, ma non sono riuscito a fotografare, era troppo veloce, non c’era più la partecipazione come con la mia macchina, non avevo il tempo di pensare, scattavo quasi inutilmente. E perdevo la gioia più bella, che è questo aspettare, questo preparare l’immagine, girare, cambiare il rullino. Invece questa è giusta per me, per il mio carattere.” 

Sono due frasi che evidenziano la perdita di qualità e di attenzione di questo mondo, anche per il fatto che la tecnologia ha aperto le porte a tutti e non sempre questo è un bene. La tecnologia d’altronde ha anche eliminato le distanze, i tempi di attesa e quella sorta di timore reverenziale che si aveva nei confronti dei “mostri sacri” di questo mondo. Non rari sono i casi condivisione ironico/sarcastica di foto di autori famosi sui social sulle quali i leoni da tastiera si scatenano in critiche furibonde salvo poi fare figuracce gloriose quando viene svelato l’autore. Sono casi come questi che mettono in mostra tutta la pochezza culturale che aleggia in modo macabro sul mondo della fotografia.

dsc01147Ma tornando a noi ed alla sessione di shooting devo adsc01182mmettere che è stata davvero particolare. Ho avuto la fortuna di scattare con Ayumi Shiotami, finalista di Miss Universo 2009 per il Giappone e modella per Vogue. Una professionista che trasmette un solenne rispetto per questo lavoro e che nonostante non sia abituata a posare in questo tipo di sessioni fotografiche è riuscita ad essere disponibile con tutti coloro che si trovavano li.

Scatti particolari, in movimento, con “ostacoli” visivi per dissimulare il soggetto creando livelli d’ombre e piani di fuoco particolari il tutto ad 1/10 di secondo.
dsc_4535-1


dsc_4503

In questo è venuta fuori la difficoltà, personale, nell’utilizzo delle Sony per questo tipo di scatto specialmente per quanto riguarda l’AF, sicuramente veloce ma a volte impreciso in situazioni come queste dove è presente un ostacolo tra il soggetto e il fotografo. Riguardo ai corpi, ho trovato ottimo il sistema di stabilizzazione a 5 assi di Sony che bilancia imbardata, rollio, beccheggio e spostamento sugli assi X/Y. dsc01592La qualità dei file è buona fino a ISO 3200 e la pesantezza non è eccessiva per raw  da circa 42 Mpx come nel caso della A7RII. La solidità è innegabile ed in mano danno ottime sensazioni. Certo, come nel caso delle Fuji, chi è abituato a dimensioni più impegnative mal digerisce la compattezza di queste ML full frame. Ottimo il giudizio sulle due lenti provate. Nulla da eccepire sullo Zeiss 50mm f1.4 che mantiene una ottima definizione anche a TA ed una ottima maf fermo restando il problema di imprecisione citato prima. dsc01594Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla qualità e dalla versatilità nella ritrattistica del 28-135 f4 specifico per cinema. Ghiere fluidissime, zoom motorizzato estremamente silenzioso, in sostanza una bella lente anche se non particolarmente contenuta come dimensione.

Riassumendo, una giornata interessante, produttiva, per mettersi a confronto col mondo della fotografia e vedere le ultime novità tecnologiche. Consiglio a tutti coloro che hanno questa passione di non perdersi questi appuntamenti che oltre ad uno svago divertente per gli appassionati sono una ottima occasione di formazione e crescita.